Intervista all’esperto · Metodo Ticchi
Metodo Ticchi: trigger point con Francesco Ticchi
Dolore e risonanza non sempre raccontano la stessa storia. Francesco Ticchi spiega come valuta i trigger point partendo dal paziente.
Pubblicato:
Francesco Ticchi
Fisioterapista italiano, esperto di trigger point e docente del Metodo Ticchi
Intervista a cura di TriggerPointsExpert
Ultimo aggiornamento:
“Le immagini mostrano le strutture anatomiche, non le cause del dolore.”
Metodo Ticchi e trigger point: la persona prima della risonanza
Domanda 1
Quando un paziente presenta contemporaneamente un trigger point attivo e un referto radiologico “positivo” (es. protrusione o artrosi), qual è il primo test che esegue per decidere da dove iniziare il trattamento, e cosa la fa cambiare idea a metà valutazione?
La risposta di Francesco Ticchi
Anamnesi: ascoltare prima di guardare i referti
Il mio consulto non parte mai dalla risonanza o dalle radiografie, ma dalla persona: inizia sempre dall’anamnesi. Se non ascolto prima il racconto del paziente, come posso capire davvero di cosa soffre?
Guardare i referti prima ancora di aver compreso la reale sintomatologia è uno dei più grandi errori che un professionista sanitario possa commettere.
Le immagini mostrano strutture anatomiche, non il dolore.
Dolore miogeno, nocicettivo o neuropatico: l’ipotesi clinica
Spesso nello stesso paziente coesistono più problematiche o disfunzioni, ma quasi sempre una prevale sulle altre ed è quest’ultima la responsabile del sintomo principale. Ascoltare attentamente permette già di orientarsi: il dolore è di natura miogena (tessuto muscolare/trigger point), nocicettiva (infiammazione articolare o tissutale) o neuropatica (irritazione radicolare)?
Solo dopo aver formulato un’ipotesi clinica passo all’esame obiettivo.
Esame obiettivo: test clinici e palpazione dei trigger point
I test clinici devono confermare ciò che l’ascolto ha suggerito.
Se sospetto un problema neurologico, eseguo i test neurodinamici.
Se l’ipotesi è nocicettiva/articolare, procedo con test di mobilità passiva e provocazione.
Se il quadro rimanda a una disfunzione miofasciale, applico protocolli di palpazione e differenziazione specifica per mappare con precisione i trigger point attivi, ed eseguo specifici test da me inventati.
Incertezza diagnostica e ruolo degli esami strumentali
Un margine di incertezza esiste sempre in medicina, ma approfondire la semeiotica del dolore di ciascun tessuto permette di ridurre al minimo l’errore clinico.
Soltanto alla fine della valutazione apro gli esami strumentali.
Li leggo per verificare la presenza di controindicazioni o conferme anatomiche, ma non lascio che condizionino la diagnosi: la priorità resta sempre la risposta clinica della persona.
Ernie, protrusioni e artrosi non spiegano automaticamente ogni dolore
Pensare che ernie, protrusioni o artrosi siano automaticamente la causa di ogni dolore è un falso mito: chi cura solo la lastra e non il paziente, nella maggior parte dei casi, rischia di sbagliare diagnosi.
Nota della redazione: esperienza clinica e prove scientifiche
Questa prima risposta apre l’intervista di TriggerPointsExpert a Francesco Ticchi sul ragionamento clinico nel Metodo Ticchi. Il testo in prima persona esprime il suo approccio professionale; titoli e suddivisione sono redazionali. Le versioni inglese e spagnola traducono la risposta italiana. Non viene descritta una dimostrazione pratica dei test ideati da Ticchi, né viene documentata qui la loro validazione indipendente.
La ricerca aiuta a contestualizzare il rapporto fra referto e dolore: una revisione sistematica ha riscontrato alterazioni degenerative della colonna anche in persone senza sintomi (Brinjikji 2015). Questo non rende inutili risonanze e radiografie e non dimostra che un dolore sia necessariamente muscolare: i reperti vanno interpretati insieme ad anamnesi ed esame clinico. Le revisioni sulla palpazione segnalano inoltre limiti di affidabilità nell’identificazione dei trigger point (Lucas 2009; Rathbone 2017).
Le categorie citate nella risposta sono una sintesi clinica, non compartimenti esclusivi: il dolore muscolare può essere nocicettivo e il dolore neuropatico non si limita all’irritazione radicolare. In un quadro di lombalgia o sciatica, le schede del quadrato dei lombi e del piriforme permettono di esplorare le mappe del dolore riferito, senza sostituire una valutazione individuale. L’intervista non invita a rimandare esami clinicamente indicati.
Per la terminologia e l’interpretazione usate qui, confronta Cosa sono i trigger point?; Trigger point primari vs secondari; Come leggere le mappe del dolore riferito. Queste guide distinguono la definizione di trigger point, la sua classificazione e i limiti delle mappe del dolore riferito.
Muscoli trattati
Sintomi trattati
Studi citati
Ogni affermazione di questo articolo risale a una delle fonti elencate qui sotto.
- Brinjikji 2015 — Systematic Literature Review of Imaging Features of Spinal Degeneration in Asymptomatic Populations. AJNR Am J Neuroradiol 2015;36(4):811–816 ↗
- Lucas 2009 — Reliability of physical examination for diagnosis of myofascial trigger points: a systematic review of the literature. Clin J Pain 2009;25(1):80-9 ↗
- Rathbone 2017 — Interrater agreement of manual palpation for identification of myofascial trigger points: a systematic review and meta-analysis. Clin J Pain 2017;33(8):715-29 ↗
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